Vi ricordo, per chi ne ha la possibilità, che domani sera 24 gennaio 2008 ore 18.30 si svolgerà la Fiaccolata a Montecitorio (Roma ). Mi raccomando è importante essere in tanti per avere risposte e per aumentare le ricerche. La verità è importante per tutti. Chi ne ha la possibilità partecipi!!!
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Intervista collega Annalisa Montanari (andate al min. 19.50) vedi
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Italiani scomparsi, Venezuela diventa il “paese dei Misteri
da “Il Velino”
23/01/2008
Salvador de Bahia, 23 gen (Velino) – Tra aerei “scomparsi” e giovani “spariti” il Venezuela nelle ultime settimane sta diventando per il nostro Paese la “terra dei misteri”. Le pagine delle cronache internazionali sono state infatti occupate nelle ultime settimane da una pericolosa serie di fatti di cronaca che ha visto al centro nostri connazionali che vivono o si trovano in vacanza nella nazione latinoamericana. L’inizio dell’anno ha registrato la misteriosa scomparsa di otto italiani che si trovavano a bordo di un piccolo aereo diretto nell’arcipelago caraibico di Los Roques: una tragedia che ha assunto con il passare dei giorni e delle settimane contorni sempre più inquietanti e confusi e sulla quale, ad oggi, né le istituzioni venezuelane né l’Unità di crisi della Farnesina sono riuscite a fare chiarezza. La sparizione di due giovani di neanche trent’anni, uno dei quali già liberato mentre dell’altro non si ha ancora alcuna notizia, ha fatto poi nuovamente salire la preoccupazione per la sicurezza dei cittadini italiani che vivono o lavorano nel paese governato dal “caudillo” Hugo Chavez. Si tratta di episodi che non hanno nulla in comune tra di loro, ma che contribuiscono ad accrescere la sensazione che il Venezuela non sia, per più di un motivo, un posto sicuro per i cittadini italiani, siano essi residenti o semplici turisti. Nel primo caso, dopo la ricostruzione fornita dalle autorità venezuelane e sostenuta dal nostro governo, che parlava di un inabissamento del velivolo in seguito a un guasto dei motori, sulla sorte dei nostri connazionali dispersi le teorie e le ipotesi alternative hanno cominciato a diffondersi sempre più rapidamente. A fomentarle soprattutto la disperazione e la voglia di chiarezza di parenti e amici degli scomparsi, di cui non è ancora stata trovata nessuna traccia.
Secondo la versione ufficiale dodici passeggeri e due piloti a bordo di un bimotore Let 410 della Transaven, dopo aver lasciato l’aeroporto Maiquetia di Caracas e dopo che a circa 83 km dall’arrivo il pilota ha lanciato un sos a causa dell’avaria dei motori, sarebbero sostanzialmente scomparsi nel nulla. Del velivolo infatti ancora oggi, a distanza di tre settimane, non sono stati recuperati che alcuni frammenti e un giubbotto di salvataggio, oltre al corpo di un uomo, si tratterebbe del copilota, scoperto da alcuni pescatori. Nei giorni scorsi Elisa Deiesu, un’amica di Stefano Fragione (il giovane romano scomparso nell’incidente insieme alla neo sposa Fabiola), ha rilanciato in una lettera dubbi e interrogativi che in questi giorni si sono accumulati nelle menti di molti di loro. Deiesu sottolinea infatti alcune incongruenze nella ricostruzione ufficiale, che non è in grado di spiegare che fine abbia fatto l’aereo, suffragate dai primi risultati dell’autopsia sul corpo recuperato, che non avrebbe acqua nei polmoni e sarebbe stato svestito e con diverse contusioni. Il fatto che il telefono cellulare di una delle persone scomparse abbia continuato a squillare per 24 ore dopo la scomparsa, come quello appartenente al pilota che sarebbe stato ritrovato in Colombia, porta i familiari a credere nell’ipotesi di un dirottamento. Non si tratterebbe di una novità nella zona dove ci sono precedenti analoghi, conclusisi in maniera tragica. Un’ipotesi angosciante che, sostengono i familiari e gli amici degli scomparsi che hanno messo in piedi un sito visitatissimo nelle ultime settimane (www.stefanoefabiola.org), non serve a costruire false speranze, ma certamente apre scenari decisamente diversi e inquietanti sulla vicenda.
“Le ricerche – denuncia Deiesu – sono state molto lente, lo Stato italiano ha fatto poco o niente per poterli ritrovare e il Venezuela ha pochi soldi da impiegare per le ricerche di soccorso”. Tanti gli interrogativi che non hanno ancora trovato risposta: “Perché così poca chiarezza? – insiste Deiesu nella lettera – Perché non hanno cercato nelle tante isole vicine? Perché le ricerche sono state così lente? Perché non pensare subito ad un dirottamento? Se un aereo cade si spezza, e allora dove sono almeno le valigie, gli effetti personali? Non si è spezzato? Possibile che non abbia lasciato in mare nemmeno una macchia d’olio e che gli aerei partiti subito dopo non abbiano visto niente?”. La preoccupazione maggiore manifestata dalle famiglie coinvolte, in questo momento, sembra essere però che le ricerche vengano dichiarate presto concluse con esito negativo: per richiamare l’attenzione sulla necessità di chiarire i molti lati oscuri dell’accaduto hanno quindi deciso di indire un sit-in davanti a Montecitorio per la giornata di giovedì 24 gennaio, a partire dalle 18.30. Non meno preoccupanti i sequestri che nei giorni scorsi hanno riguardato due ragazzi italiani di meno di trent’anni, dei quali solo uno al momento si è risolto in maniera positiva. Il primo caso è quello relativo a Erick Eduardo Lapi, 27 anni, figlio dell’ex Governatore dello Yaracuy (accusato di peculato ed evaso dal carcere in cui era rinchiuso), sequestrato mentre era alla guida della sua vettura. Per la sua liberazione i rapitori avrebbero richiesto un riscatto di due milioni di dollari ma il giovane sarebbe poi stato rilasciato in circostanze ancora non chiarite. Ancora più oscura la vicenda relativa a Fabio Zavagnini, 23 anni, giovane ingegnere scomparso giovedì scorso senza che da allora i rapitori abbiano fatto avere alcuna notizia. Analoga sorte, inoltre, è toccata meno di due settimane fa all’imprenditore di origine italiana Luis Eduardo Lavieri, 62 anni.
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Aereo Venezuela/ Il testo dell’intervista all’avvocato Riccardo Trupiano
21.01.2008 16:22
di Antonino D’Anna
Avvocato Tropiano, lei in che rapporti di parentela è con Stefano e Fabiola?
“Sono il marito di Debora, la sorella di Fabiola Napoli. Cognato acquisito di Stefano, anche se i rapporti andavano al di là dell’essere cognati: sono stato testimone di nozze e condividevamo i viaggi e quant’altro. C’era un rapporto intenso”.
Come li descriverebbe?
“Erano pieni di vita, fantastici. Stefano e Fabiola erano buoni e disponibili nei confronti di tutti, Stefano un ragazzo pieno di risorse. Adesso siamo in fase operativa dopo aver passato giorni veramente infernali per il dolore. Ma rimaniamo alla fase operativa”.
Mi dica.
“Sono stato in contatto costante e ho seguito tutte le attività. Sono io, insieme a mia moglie Debora, a tenere i contatti con la Farnesina. Ho incontrato diverse autorità: ho parlato con il presidente della Camera Fausto Bertinotti per sollecitarlo a un intervento che poi è stato fatto nel corso del suo viaggio a Caracas. Ho parlato personalmente con Massimo D’Alema, con senatori come Augello di An e Bonello dei Verdi… mi sono interessato di tutto per cercare di far luce su questa vicenda perché non mi è piaciuto come viene gestita”.
In che senso?
“Nel senso che la Farnesina, per quanto disponibile, ci notizia dell’accaduto ma non è riuscita ad avere un ruolo finora attivo nella vicenda. Abbiamo posto una serie di interrogativi e quesiti che non trovano risposte. Soprattutto troviamo una difficoltà a far comprendere come gli elementi certi che esistono in questa vicenda, non possono far escludere che ci sia stato un dirottamento”.
Quanto è possibile credere al dirottamento in questa vicenda?
“Può sembrare un’ipotesi stravagante, e le assicuro che i familiari non hanno alcun interesse a cavalcare questa tesi. Se uno volesse vederla dal punto di vista economico, potrebbero esserci assicurazioni che in questi casi non pagano. Ma la voglia di far luce su quello che è successo va oltre ogni qualsiasi tipo di interesse. È chiaro che quel che ci induce a pensare al dirottamento sono gli elementi oggettivi del caso, che sono pochi ma che esistono”.
Quali sono?
“Sono innanzitutto dovuti al fatto che non c’è il ritrovamento di un pezzo d’aereo. Qui abbiamo un aereo che decolla da Caracas con tempo buono e ad un certo punto scompare il segnale radar. O meglio, viene individuato un punto nel quale viene lanciato un SOS dalla radio da parte del pilota. Che comunica un’avaria a entrambi i motori e che cercherà di eseguire un ammaraggio. Dopodiché l’aereo scompare dal radar e stranamente c’è un’assenza del contatto radio, che non è giustificato”.
Perché?
“Perché se dal contatto radar si può pensare che l’aereo al di sotto di una certa quota non sia percepito dal radar, il contatto radio normalmente viene mantenuto anche fino al raggiungimento della quota mare, il livello zero, e qui non è così. Quindi non ci si spiega perché il pilota avrebbe dovuto chiudere il contatto radio. Né può essere una conseguenza dell’avaria, perché con la radio ha comunicato che l’avaria era già in essere. E questo è solo uno degli elementi, perché secondo loro (le autorità venezuelane, N.d.R.) l’ammaraggio avviene e il mancato ritrovamento dei pezzi, l’assenza di tutto ciò che possa far individuare l’aereo ha fatto sì che l’ipotesi che il pilota esperto abbia compiuto un ammaraggio perfetto – ho parlato tramite l’ambasciatore del Venezuela a Roma direttamente con il generale Rivero, che coordina le ricerche – prendesse piede”.
Ci spieghi.
“In pratica l’aereo si sarebbe appoggiato sull’acqua e dopo un paio di minuti di galleggiamento, nell’incapacità di aprire portelloni o varchi, si sarebbe inabissato per intero. Questo dopo tre giorni, e fin qui tutto a posto. Però dopo nove giorni viene ritrovato questo cadavere, identificato nella persona del copilota”.
E che cosa succede?
“A mia specifica richiesta in occasione della fiaccolata che si è tenuta davanti alla Farnesina – in quell’occasione abbiamo avuto un incontro col ministro Belloni e il viceministro degli esteri Ranieli – ho voluto conoscere le cause del decesso del copilota, che sono conseguenti a polifratture a sterno, costato, braccia. Ma non annegamento, che come dato di per sé è incompatibile con la versione cavalcata dell’ammaraggio perfetto. Mi avrebbe lasciato più tranquillo sentire che la morte è forse avvenuta per annegamento. Quindi delle due l’una: se il copilota è morto per annegamento, allora l’impato con l’acqua è stato violento. Ma se lo è stato, si sarebbero dovuti rinvenire dei pezzi. E se è uscito fuori il copilota, avrebbe dovuto uscire anche qualcosaltro da quell’aereo”.
Scusi, ma il cadavere non ha segni di ecchimosi, colpi…
“Segni di fratture. Non abbiamo assistito alla perizia medica, ma il magistrato ha individuato la causa del decesso nelle polifratture riportate. Il copilota non aveva acqua nei polmoni, dunque non è morto annegato. Aggiungo che aveva un orologio “Casio” le cui caratteristiche sono tali per cui a profondità superiori a 100 metri si determina la rottura del vetro, cosa che non è avvenuta; quindi diciamo che diventa inspiegabile col passare dei giorni, soprattutto in assenza di elementi che lascino indurre che si tratti di un disastro aereo, come si possa escludere la possibilità del dirottamento. E vi sono ancora altri elementi, come le telefonate”.
Dica.
“Per quanto riguarda le telefonate, abbiamo fatto una denuncia alla Procura di Roma, e stiamo aspettando e sollecitando che si apra un fascicolo finalizzato ad analizzare i tabulati delle chiamate e l’attendibilità delle stesse. Dalla Farnesina ci dicono che non ritengono dal Venezuela attendibili queste telefonate, o frutto di possibili errori. Loro confermano però che al momento in cui è stato lanciato l’SOS, due telefonini tra quelli dell’equipaggio si sono accesi. Questo mi fa sorgere perplessità e dubbi: se immagino la situazione che ci poteva essere a bordo dell’aereo quando è stato lanciato l’SOS… se il pilota comunica che ha in avaria entrambi i motori e proverà ad ammarare, mi riesce difficile pensare che la reazione dei componenti del volo sia stata quella di accendere il cellulare. Immagino panico, la ricerca di giubbetti o di uscite di sicurezza che peraltro non c’era, ma accendere un telefono proprio no. Riuscirei più a giustificare se qualcuno avesse notato la presenza di un intruso o di un malintenzionato”.
E quindi?
“Ora, mi risulta pure che in Venezuela, anche all’inizio, non si era certi sul numero dei componenti del volo. E che i controlli non siano così ferrei come i nostri, per cui è facile che qualcuno entri senza che sia stato identificato al check in. Allo stato di questi elementi, che sono oggettivi e accertati – non voglio parlare della telefonata fatta 24 ore dopo – parlo dei dati che sono stati messi a disposizione…”.
Si riferisce al fatto che i telefoni potrebbero aver continuato a squillare 24 ore dopo il fatto?
“Sì. La magistratura non si è pronunciata e quindi non voglio parlare di un ulteriore elemento di inquietitudine. Io parlo dei dati oggettivi: mancato ritrovamento dell’aereo, mancato ritrovamento di pezzi, ritrovamento di un morto. L’analisi dei dati certi allo stato non mi possono far escludere che ci sia un dirottamento. Gli elementi sono compatibili con l’inclusione di qualcuno che per esempio poi abbia minacciato il pilota e l’abbia costretto a lanciare il mayday e volare ad una quota più bassa di quella della copertura radar – perché sotto i 3000-2500 metri non rileva l’aereo – gli abbia poi chiuso il transponder per le comunicazioni radio, e l’abbia fatto volare per esempio in direzione della Colombia, paese confinante e poco affidabile. E magari per strada si potrebbe essere disfatto del copilota, elemento magari di disturbo, pericolo o difficilmente non controllabile, lanciandolo dall’aereo. Perché è morto per le fratture. Faccio un’ipotesi, eh?”.
Mi scusi avvocato, ma se lo hanno buttato giù dall’aereo, restando nella sua ipotesi, non dovrebbero esserci i segni di una colluttazione?
“Deve considerare che il corpo era molto deteriorato. Ho potuto vedere solo il braccio, perché mi hanno mandato una mail quando il corpo non era stato ancora identificato per chiedermi se fosse Stefano, e il braccio presentava dei tagli. Ma mi hanno riferito che era assolutamente irriconoscibile perché quasi del tutto decomposto per la permanenza di quasi otto giorni in mare: il tempo del decesso più o meno a giorno 4. Però la causa della morte è attribuita a fratture da impatto: se uno si lancia da 1000 metri sull’acqua può morire per l’impatto e per le fratture, ma non per annegamento. Io dico questo. Quale può essere il movente: dal Venezuela mi dicono che non c’è perché non c’è una richiesta di soldi per i sequestrati. Ma il movente, da quanto mi risulta, potrebbe essere l’aereo stesso”.
Perché? “
Perché ho verificato – purtroppo, perché sono andato anche io a reperire notizie – che si tratta di aerei di piccole dimensioni che riescono a decollare e atterrare neanche in 20 metri. L’aeroporto di Grand Roques, dove sarebbe dovuto arrivare, ha una pista in terra battuta. E sono ambiti dai narcotrafficanti che in Colombia – dove c’è una grandissima foresta – creano piste artificiali abbattendo della vegetazione per poi spostarsi all’interno. Anche questa è un’ipotesi, eh?, però quello che mi viene da dire è: in assenza di ritrovamento dell’aereo, con l’incongruenza o comunque con questi dati, escludere – perché questo è quello che sta facendo di fatto il governo venezuelano e dirimpetto quello italiano – escludere il sequestro e il dirottamento dell’aereo mi sembra assurdo, non voler verificare il ventaglio delle ipotesi. Perché mi pare strano, a distanza di due settimane, che si trovi solo un corpo e null’altro. Mi sembra veramente strano: se questo copilota è uscito dall’aereo, non poteva uscire da solo. E c’è dell’altro…”
Che cosa?
“E’ strano che il giubbetto sia stato trovato a 100 metri di distanza dal cadavere. Questo lascia supporre che il copilota o l’ha perso nell’ultimo tratto, oppure un corpo che cade da diversi km di altezza non si ferma a pochi metri dal giubbetto, perché hanno pesi specifici diversi. Le correnti trascinerebbero sicuramente in due posti diversi un corpo e un giubbetto salvagente. Il fatto che siano stati ritrovati a 100 metri l’uno dall’altro mi lascia supporre che comunque cadavere e giubbetto non abbiano potuto fare tutti questi chilometri in modo separato, ma che il copilota sia stato buttato in mare lì, o comunque lì è il luogo in cui se qualcosa c’è, dovrebbe essere cercato. C’è un’Ansa che parla di 20 miglia, ma a me risulta che il luogo di ritrovamento del corpo, nella costa di Falcòn, è a 200 miglia (370 km circa) dal punto in cui è stato lanciato il mayday, in direzione – io dico – della Colombia. Ma non perché voglio dire che sia così: dico solo che escluderlo mi sembra veramente difficile con questi dati. Noi continuiamo la nostra battaglia, che non è solo per la speranza di ritrovare i nostri cari, speranza che ogni giorno si affievolisce, ma per conoscere la verità”.
Avete intenzione di costituirvi in Associazione?
“Sì, noi faremo già giovedì una manifestazione davanti al Parlamento, a Roma, in cui cerchiamo di aggregare più persone. Abbiamo contattato tutti gli altri famigliari, per quanto difficile perché lì è scomparsa un’intera famiglia (i trevigiani Durante, N.d.R.) e abbiamo un contatto con i nonni materni dei piccoletti; un’altra, di Bologna, non aveva assai familiari e quindi si sta interessando il suo collega di studio, l’avvocato Bencivenni (si riferisce all’avvocato Anna Lisa Montanari, a bordo insieme all’amica Rita Calanni, N.d.R.). E’ difficile, però ci stiamo costituendo e quel che vogliamo fare è pressione affinché non muoia questa situazione, perché sarebbero otto desaparecidos, otto italiani lasciati nella situazione del ‘probabilmente morti’, ma non con l’assoluta certezza, e soprattutto senza sapere come. L’ho già detto: i familiari si potranno un giorno rassegnare alla tragedia, ma non si rassegneranno mai a non sapere come sono andate le cose, a conoscere la verità”.
Insomma, un’altra Ustica sia pure in formato ridotto?
“Questa è un’altra Ustica. Questa è un’altra Ustica e forse è peggio di Ustica, perché lì la sensazione che tutti fossero morti, anche se senza sapere come, c’è stata subito. Ci sono stati 20 km di frammenti d’aereo che lasciavano intendere che non si fosse salvato nessuno. Qua non c’è niente, quindi vai a spiegare a mia suocera la madre di Fabiola, o la madre di Stefano – che è l’unico familiare perché il papà di Stefano è morto quando lui aveva cinque mesi e non ha altri parenti – che suo figlio è certamente e matematicamente morto, senza che si recuperi un aereo, un indizio o una prova che lascia almeno quella poca serenità nel dolore. Sarebbe sicuramente una cosa peggiore di Ustica. Vogliamo, crediamo, speriamo che la procura di Roma apra un fascicolo e stiamo sollecitando l’apertura di un fascicolo. La procura di Roma non sarebbe competente ove si trattasse di un disastro aereo, perché lì la competenza toccherebbe al Venezuela. Ma ove si trattasse di dirottamento o sequestro, Roma avrebbe competenza. E siccome non si può escludere che ciò sia, non aprire un fascicolo per fare delle indagini sarebbe una cosa che non ci auguriamo e non vogliamo pensarci”.
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La prima parte dell’intervista mi trova d’accordo. nella seconda parte vi sono delle imprecisioni:
la pista non e’ in terra battuta ma in asfalto, L’aereo non atterra in 20 metri: non e’ un elicottero.
Non puo’ aver imbarcato extra passeggeri. Dove li mette? Devono essere seduti e di posti in quell’aereo non ve ne sono per 19+4 persone. Quindi questa ipotesi e’ da scartare assolutamente. Nessuno puo’ stare in piedi durante un decollo o atterraggio. ma scherziamo?
Errata Corrige:
Non e’ da considerarsi valido il mio numero 19+4, bensi’ 14+4.
Scusandomi.
Si intende in riferimento quanto detto dall’avvocato nell’intervista riportata nell’ultima parte del post. Grazie Giorgio per la segnalazione.
Ma in questo blog viene fatto solo ed esclusivamente copia e incolla da altri siti??????
Leggo solo altre fonti,possibile che il proprietario/a del blog non riesca a scrivere un articolo di suo pugno?
La mia è solo un acritica costruttiva, girando molti blog.
Mio dovere e piacere.
Ottimo blog. Complimenti.
X luciano: E’ chiaro ed evidente che non sai proprio leggere e che non capisci il significato degli articoli che riporto!!! Forse se invece di partire in quarta a criticare leggessi bene i post (tutti dal primo all’ultimo) capiresti che non è proprio come dici tu e che quando riporto qualcosa è perchè c’è un motivo. Magari a volte do rilievo a problemi o articoli che a me toccano in modo particolare, interessano, piacciono o che ritengo importante, per come sono fatta io, mettere in prima pagina!!!! Cmq se non ritieni il blog alla tua altezza puoi sempre fare a meno di guardarlo e leggerlo! Cmq ai post sull’ Incidente in Venezuela io tengo in modo particolare e penso che sia giusto e corretto aggiornare chi -come me- segue la vicenda da molto vicino. So che ora ci sono delle priortà e io ritengo giusto che queste vengano messe di fronte a tutto (anche per sensibilizzare chi come te è insensibile a situazioni gravi come questa). Ovviamente moltissime persone lo capiscono, altre -come te- no e non apprezzano! (Forse dovresti davvero leggertelo dall’inizio). Cmq, ripeto, se non ti piace nessuno ti obbliga. Vorrei che lasciassi spazio a commenti più costruttivi del tuo come quelli di Giorgio o di altre persone che per me hanno davvero un senso! Ovviamente nn ti conosco e quindi non ho nulla contro di te ma mi da fastidio che (visto che leggi tanti blog) non rispetti le scelte che ognuno fa per il suo!!!!!!!!!
Purtroppo tanti anni fa’ (22 febbraio 1978) due miei carissimi amici sono scomparsi con un aereo al largo di Ustica. Non è mai stato ritrovato nulla…neanche un tappo di sughero. Ho seguito personalmente le ricerche e ..purtroppo, un aereo si può ritrovare solo se si hanno tanti soldi da spendere! I costi sono enormi, un aereo si inabissa in un punto e poi le correnti lo trascinano altrove, sulla terra è differente lì cade e lì resta. L’impatto con l’acqua è peggiore che l’impatto col suolo, quindi è presumibile che (forse fortunatamente) si muoia nell’impatto e non annegati, da qui le fratture del copilota. Esiste..come esisteva allora una specie di “sottomarino” che va in profondità e “cerca”, ma i costi sono esorbitanti! La zona è vasta..più è vasta più costa e più è difficile. Capisco i familiari, la speranza che siano vivi..dirottati, dispersi ma…..dolorosamente vi dico: se fosse dirottato e se ancora esistesse quest’aero si ritroverebbe. Un Let non è un aereo così richiesto….nessuno lo vorrebbe, ce ne sono sul mercato a prezzi stracciati! Il velivolo ed i corpi se non sono ritrovati in breve tempo…si inabissano e poi…tutto è molto più difficile! Abbiamo ritrovato in mare aerei dopo 50 anni, li abbiamo ritrovati anche sulle montagne….
Non vedere e non toccare con mano la morte è per noi una cosa inconcepibile ma….la mia esperienza mi fa’ ragionare e dire…..purtroppo non ci sono più! Ritrovare il relitto non vuol dire ritrovare i corpi: se il copilota è stato ritrovato forse anche altri corpi sono usciti dall’aereo…..e trovarli nell’oceano è difficile!
Noi nel lontano 1978 abbiamo rinunciato ma ancora adesso pensiamo ad Ustica come alla loro casa definitiva, dove, speriamo, riposino in pace!
Ciao Gemma, mi spiace moltissimo per i tuoi amici e per l’intera vicenda. Io ho perso mio cugino in un attentato e nonostante questo mi sia chiaro, a distanza di 4anni e mezzo circa (12/11/2003) la mia testa è ancora piena di “perchè e come”. Io vorrei solo che i familiari abbiano delle risposte chiare, per farsene una ragione (qualsiasi sia la verità), e per trovare la forza di continuare le ricerche adesso! Io penso che avrebbero potuto accettare la “morte” se si fosse accertato l’incidente ma così non potranno mai farlo. I dubbi e le incertezze li tengono legati alla speranza e io sono con loro. Se dovessi ragionare razionalmente direi che hai perfettamente ragione e anche se non fosse così ma li avessero dirottati mi chiedo che senso avrebbe x questi criminali tenerli ancora in vita. Ma adesso la speranza che non sia così ma che siano vivi è ancora grande. Io nella tua situazione penso sarei impazzita ma credo che Dio esista e quindi che i tuoi amici siano in Pace, che siano in un luogo migliore, tranquillo e sereno, e che dall’alto proteggano i loro amici e familiari. Grazie per il tuo commento e per averci reso partecipi di un tuo pensiero ed anche del tuo dolore.
Il copia e incolla, caro Luciano lo fanno tutti. Se il documento e’ unico, un BLOG SERIO lo riporta come e’ scritto e non aggiunge o toglie nulla. Se vai sui blog Venezuelani, l’intervista all’Avvocato e’ scritta pari pari come appare in questo blog. La tua e’ una critica tutt’altro che costruttiva. Mi sembra una critica isterica, invece.